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Obiettivi di sviluppo sostenibile: Mediterraneo ancora in affanno. In aiuto i Med Hubs – Report SDSN MED Edition

La regione del Mediterraneo si colloca alla 49° posizione nel ranking mondiale, l’Italia alla 30°. Un aiuto concreto la nascita dei Med Hubs per le trasformazioni sostenibili

  • Il Rapporto sullo sviluppo sostenibile su 23 Paesi del Mediterraneo rileva qualche passo in avanti ma nessun Paese è ancora sulla buona strada. Governi imprese, cittadini e parti interessate devono impegnarsi a colmare il divario tra raccomandazioni, buone pratiche e azioni concrete. Italia si posiziona al 30° posto su 193 nazioni esaminate.
  • Dal pool di esperti una proposta operativa: creare centri di eccellenza per monitorare i livelli di sviluppo sostenibile, diffondere soluzioni e buone pratiche nel Mediterraneo.

Il report realizzato da SDSN e SDSN Med presentato oggi al “Terzo Summit sulla Sostenibilità – Sud Europa e Mediterraneo” (16-17 ottobre), ad Atene e organizzato da The Economist.

16.10.2019 – A quattro anni dall’accordo di Parigi e dall’adozione dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) nessun Paese del Mediterraneo è sul sentiero giusto per il raggiungimento di adeguati livelli di sostenibilità. Nel suo percorso verso i 17 Obiettivi dell’Agenda 2030, la regione del Mediterraneo si posiziona globalmente alla quarantanovesima posizione nel ranking mondiale con un indice complessivo di 71.6, l’Italia alla trentesima.

È quanto emerge dal Rapporto sullo sviluppo sostenibile 2019 – Mediterranean Countries Edition presentato al “Terzo Summit sulla Sostenibilità – Sud Europa e Mediterraneo” (16-17 ottobre), ad Atene organizzato da The Economist. Il report, frutto del lavoro congiunto del Sustainable Development Solutions Network (SDSN) e del Sustainable Development Solutions Network for the Mediterranean Area (SDSN Med) che ha sede al Santa Chiara Lab dell’Università di Siena, analizza il livello di avanzamento verso gli SDGs per 23 Paesi del Sud Europa e del bacino Mediterraneo con l’obiettivo di facilitare la lettura e l’interpretazione dell’indice SDG raggiunto dai Paesi esaminati. Lo scopo è favorire l’attuazione di strategie e azioni comuni di trasformazione che possano concretamente portare ad uno sviluppo sostenibile della regione.

L’edizione Mediterranea è una rassegna sintetica e complementare della quarta edizione del Rapporto sullo sviluppo sostenibile 2019 realizzata da Sustainable Development Solutions Network (SDSN) e Bertelsmann Stiftung (giugno 2019): primo studio a livello mondiale che valuta la posizione di ciascuno dei 193 Stati membri dell’ONU rispetto al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) a partire da oltre 100 indicatori statistici. L’edizione del Report dedicata ai 23 Paesi del Mediterraneo evidenzia deboli progressi nel perseguimento di ciascun Goal, soprattutto in riferimento ad alcune specifiche tematiche: ottimi risultati si registrano per quanto riguarda il Goal 1 a indicare un positivo avanzamento verso la fine della povertà e i Goal 3 e 4 che segnalano miglioramenti netti sulle condizioni di salute e benessere delle popolazioni e sulla formazione e istruzione di qualità. Al contrario, si registrano risultati negativi sugli SDGs 2 (Fame zero), 5 (Parità di genere), 9 (Imprese, Innovazione e Infrastrutture) e 14 (Vita sott’acqua).

Di fronte allo scenario delineato dall’analisi, gli esperti indicano alcune raccomandazioni e richieste di azioni concrete tra cui:

  • Migliorare in maniera netta le politiche volte a diffondere pratiche agricole più sostenibili e campagne di sensibilizzazione per promuovere diete più salutari, ad esempio in linea con la tradizionale dieta mediterranea.
  • Promuovere azioni per sostenere e migliorare l’integrazione delle donne a tutti i livelli della società
  • Incrementare investimenti pubblici e privati destinati alla ricerca e all’innovazione orientate agli SDG
  • Dare priorità alla conservazione della biodiversità di fiumi e mari minacciata dall’impatto dell’uomo

Per facilitare l’interazione tra approccio scientifico e politiche, gli esperti lanciano anche una proposta operativa: la creazione di centri di eccellenza con il compito di monitorare gli SDGs e diffondere soluzioni e buone pratiche con l’obiettivo di orientare le politiche sui Goal e valutarne gli effetti.

La proposta nasce dalle 6 trasformazioni delineate nel Rapporto sullo sviluppo sostenibile 2019 (UN SDSN) e applicate anche all’analisi del Mediterraneo, che mostrano l’implementazione degli SDGs in termini di sei grandi trasformazioni ognuna delle quali contribuisce a promuovere e orientare strategie e azioni di cooperazione verso l’attuazione dei diversi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile: “Sustainable Food, Land, Water and Oceans”; “Energy Decarbonisation and Sustainable Industry”; “Sustainable Cities and Communities”, “Health, Wellbeing and Demography”, “Education, Gender and Inequality”, “Harnessing the Digital Revolution for Sustainable Development”.

Per ognuna delle sei trasformazioni sarà individuato un centro di eccellenza con il compito di monitorare i progressi dei singoli Paesi e raccogliere informazioni utili per selezionare e diffondere le soluzioni più efficaci e le buone pratiche replicabili nella regione Mediterranea. Per l’Italia, il centro Santa Chiara Lab dell’Università di Siena sarà l’ente di riferimento attivo nella promozione e attuazione della trasformazione verso sistemi agroalimentari sostenibili e conservazione della biodiversità; il Centro di Ricerca e Innovazione ATHENA (SDSN-Grecia) sarà il riferimento per “Energy Decarbonisation and Sustainable Industry””; The Cyprus Institute (SDSN-Cipro) per “Sustainable Cities and Communities”. Altri gruppi di esperti saranno identificati per gestire e promuovere azioni per le altre 3 trasformazioni: “Health, Wellbeing and Demography”, “Education, Gender and Inequality”, “Harnessing the Digital Revolution for Sustainable Development”.

“Quattro anni dopo l’adozione degli SDGs e dell’accordo di Parigi” dichiara Jeffrey Sachs Direttore del Sustainable Development Solutions Network (SDSN) “nessun Paese mediterraneo è ancora in linea con il raggiungimento di tutti gli obiettivi assunti. Progressi marginali e cambiamenti nelle politiche pubbliche non saranno sufficienti per farlo. Per raggiungere gli SDGs e rispettare l’accordo sul clima di Parigi sono indispensabili, invece, delle profonde trasformazioni, fattibili, necessarie e urgenti. Abbiamo bisogno di leadership, da parte di governi, imprese, cittadini e tutte le parti interessate del Mediterraneo per portare questa grande regione, amata e antica culla dell’umanità, verso il benessere, l’inclusione sociale e la sostenibilità ambientale. E abbiamo bisogno della leadership delle regioni del Mediterraneo per aiutare a convincere tutte le nazioni del mondo ad agire con la necessaria urgenza”.

“I centri di eccellenza, i MED Hubs” spiega Angelo Riccaboni, Direttore del Mediterranean Sustainable Development Solutions Network (SDSN Med) e Presidente del Santa Chiara Lab – Università di Siena nascono con lo scopo di guidare l’attuazione delle sei trasformazioni per tradurre gli obiettivi di sviluppo sostenibile in comportamenti virtuosi e soluzioni concrete. SDSN Mediterranean, con il Santa Chiara Lab dell’Università di Siena, sarà il punto di riferimento per la sostenibilità del settore agrifood e la biodiversità: una sfida importante nella consapevolezza che i sistemi agroalimentari incidono fortemente sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e che rappresentano uno dei pilastri chiave su cui i governi sono chiamati ad agire. Sarà determinante il ruolo di questo centro nell’adozione e promozione di autentici processi di innovazione e trasformazione capaci di declinare sostenibilità e redditività del settore agrifood e di favorire pratiche virtuose sia per la tutela della biodiversità marina e terrestre, sia per un uso sostenibile del suolo.

Dettaglio dati per ciascun SDGs

Nel dettaglio, la perdita progressiva di biodiversità è una delle principali criticità, con particolare riferimento alle acque marine (media mediterranea: Goal 14 – “Vita sott’acqua” – 46.9), ma anche alle caratteristiche dei suoli (Goal 15 – “Vita sulla terra” – 68.2). Disuguaglianze di genere (Goal 5 – “Parità di genere” – 58.7) e di appartenenze sociali (Goal 10“Ridurre le disuguaglianze” – 60.9) risultano persistenti anche nei paesi Europei. Sono allarmanti le problematiche relative a improprie abitudini alimentari della popolazione, con tassi di obesità in costante aumento anche tra i più giovani, specialmente nella costa sud-est, e pratiche agricole non sostenibili con effetti negativi sull’ambiente e sul suolo (Goal 2 – “Fame zero” – 56.6). Investimenti e azioni di promozione delle innovazioni industriali e delle infrastrutture risultano ancora timidi e inadeguati (Goal 9 – “Imprese, innovazioni e infrastrutture” – 47.5). Inoltre, si osserva la difficile affermazione di trend di consumo e produzione responsabili, con evidenti implicazioni di carattere sociale e ambientale (Goal 12 – “Consumo e produzioni responsabili” – 69.7).

Un quadro decisamente migliore si ottiene in relazione alle politiche attuate dai paesi del Mediterraneo nell’ambito dei Goal 1 (“Sconfiggere la povertà” – 96.4), Goal 3 (“Salute e benessere” – 82.6) e Goal 4 (“Istruzione di qualità” – 88.7) che indicano un adeguato livello di attenzione in questi settori prioritari. Buoni risultati sono stati raggiunti anche in merito alle politiche energetiche volte all’implementazione delle fonti rinnovabili (Goal 7“Energia pulita e accessibile” – 91.7) e alle azioni per la mitigazione degli effetti antropici sul clima (Goal 13“Lotta contro il cambiamento climatico” – 91.2) che, tuttavia, devono essere ulteriormente sostenute dai governi.

Lo studio sottolinea che nella ricerca di soluzioni per lo sviluppo sostenibile la regione mediterranea, caratterizzata da un’elevata diversità ambientale, sociale e culturale, deve affrontare sfide complicate: il Goal 17 “Partnership per gli obiettivi” (67.3) manifesta infatti ancora ampi margini di miglioramento e richiede un impegno ancora maggiore verso interazioni interdisciplinari e collaborazioni transnazionali.

Paesi Mediterranei esaminati: Albania, Algeria, Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Cipro, Egitto, Repubblica Araba, Francia, Grecia, Istraele, Italia, Giordania, Libano, Libia, Malta, Marocco, Montenegro, Macedonia del Nord, Portogallo, Slovenia, Spagna, Siria, Tunisia, Turchia.


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